Il mito del Minotauro è stato reinterpretato infinite volte, da Dante a Cortázar, da Yourcenar fino ai videogiochi, tanto da sembrare ormai privo di nuovi significati. Nel mio protagonista, metà uomo e metà toro, emerge invece una nuova ricerca di sé: affiorano emozioni, paura, atrocità, fino al rimorso e al pentimento. Una rilettura che supera il tradizionale significato mitologico del personaggio. In questo Minotauro convivono istinto e sentimento, nel tentativo di superare la propria natura più oscura. Lontano dal labirinto di specchi di Dürrenmatt e dalla Casa di Asterione di Borges, questo Minotauro incarna i conflitti del presente: dolore, incomprensione, intolleranza e guerre inutili, eco dell’“Homo homini lupus” di Hobbes. Il suo pentimento apre alla speranza di un riscatto, autentico momento catartico. Anche il teschio assume un valore simbolico: non più il mito, ma la realtà dell’uomo, sospeso tra razionale e irrazionale, teso verso la propria umanità.