Omnius, Oneirogona, 2023. Acrylic on Canvas, 40x50.
L'opera oscilla magneticamente tra la figurazione botanica e l'astrazione psichedelica. Il focus è sul soggetto (il fiore) e sulla sua ambiguità e sul potere ipnotico del soggetto si sposta il fulcro dell'opera: il fiore azzurro al centro della tela non è una presenza passiva, ma è sorgente essa stessa. Al centro della composizione emerge una creatura vegetale biomorfa, accesa di un azzurro cianotico e bioluminescente. La pianta non risponde alle leggi della botanica terrena, fluttua in un non-luogo oscuro, accesa di una luce interiore; sembra piuttosto un organismo ancestrale o alieno che brilla di luce propria nel buio profondo dello sfondo. Il cuore del fiore, una cavità scura e profonda, agisce come un magnete visivo, un centro di gravità che ipnotizza lo spettatore, innesca il viaggio onirico e lo trascina all'interno della visione.
I tratti decisi, quasi incisi, e i contrasti netti tra i toni freddi della vegetazione e l'oscurità circostante conferiscono all'opera una fisicità drammatica. L'artista riesce a rendere concreto l'impalpabile: il sogno perde la sua consistenza eterea e diventa un'esperienza densa, carnale, un'allucinazione che si impone allo spettatore con la forza di una realtà rivelata.