Acrilico su pannello marino okumè, tessere di ceramica lucida e gesso
Da un punto di vista filosofico, l'opera richiama il concetto di Gaia, la Madre Terra primordiale della mitologia greca, ma anche l'idea di Anima Mundi (Anima del Mondo).
Il profilo scuro e privo di tratti somatici rappresenta l'universale. Non è "una" donna, ma "la" Donna come principio vitale. Il nero non è assenza, ma potenzialità pura da cui tutto nasce. La stratificazione rugosa e terrosa nella parte inferiore richiama la filosofia di Eraclito o lo stoicismo: la terra non è oggetto inerte, ma un organismo vivente e pulsante. Infatti il corpo della donna emerge direttamente dal suolo, suggerendo che l'essere umano non è sopra la natura, ma è fatto di natura. La chioma composta da sfere lucenti e perlate simboleggia l'espansione della coscienza. È la trasformazione del fango (materia) in luce (spirito). L'opera dice che la forza della donna non risiede nel dominio, ma nella connessione. È una forza: come la terra che sopporta e rigenera; capace di trasformare la materia grezza in bellezza luminosa; che trova nel silenzio del "nero" la propria voce più autentica. "Gaia Terra non osserva il mondo; essa lo sostiene e lo illumina con la sola presenza del suo Esistere Potenziale."