L'opera nasce da un gesto rapido e istintivo, realizzato con pennellate veloci e cariche di rabbia, in cui la materia viene attraversata da un’urgenza emotiva immediata.
Il rosso è passione vitale, è ferita che sanguina, fragilità straziata, possibilità di ciò che avrebbe potuto essere, ma non sarà. È energia che insiste nell’esistere mentre viene progressivamente esposta alla sua stessa vulnerabilità.
Il nero è il vissuto che incombe. È vento sferzante che attraversa la superficie, che strappa, colpisce e disgrega ogni appiglio, ogni felicità futura, fino a sottrarre la percezione stessa di un domani possibile.
Tra questi due poli si costruisce una condizione di sospensione: non un racconto della fine, ma il momento in cui il futuro smette di aprirsi e la possibilità si contrae fino a diventare irreversibile.
Acrilico, sabbie e paste materiche
su tela 50x60 cm