La mia opera "FERITO" è il mio grido silenzioso al mare e al destino.
In questo quadro narro la fragilità di una creatura colpita, strappata al suo mondo naturale, ma ancora capace di un ultimo, disperato slancio verso la luce.
Il pesce emerge dalle acque come un sopravvissuto che rifiuta la fine. Sangue e dolore gli offuscano lo sguardo: il cielo, invece di blu, si tinge di rosso, eco della ferita e della violenza subita. Eppure resiste. Arranca, lotta, inseguendo la vita con una forza antica, eroica, custodendo l’ultimo frammento di speranza.
Il suo occhio è una pallina da pesca che si carica al sole e brilla nel buio, segno di presenza, memoria, vita indomita.
Un’opera sul dolore e la dignità. Una ferita che non spegne la volontà di esistere. Una battaglia fragile e immensa, silenziosa contro la sorte.