Ispirata a mia figlia Morgana, l’opera nasce dal desiderio di rappresentare una figura sospesa tra sogno e realtà, presenza e immaginazione. Il volto assume una dimensione quasi mistica e ipnotica, diventando simbolo di quel confine indefinito tra ciò che viviamo e ciò che percepiamo interiormente come sogno.
L’opera riprende suggestioni Liberty, arricchite da resina, vetri, pietre raccolte insieme nel mare, petali di rose trasformati in piccoli elementi preziosi e dettagli in oro. Ogni materiale custodisce una memoria reale e affettiva.
“Mi piace pensare che la vita sia un sogno”: da questa frase scritta da mia figlia nasce l’anima dell’opera.