IL GENDARME
Mostar, segnata storicamente dalle sue cicatrici, tra le due guerre più sanguinose che l’umanità si ricorda, in un quartiere mussulmano, sotto la monarchia SHS, un poeta serbo-ortodosso, moribondo di tubercolosi, tossisce e sputa sangue nella sua casa in centro storico. Un plotone di gendarmi si ferma sotto la sua finestra. L’ufficiale sguaina la spada, l’alza verso il cielo, e pronuncia un ordine mai esistito da nessun esercito, da nessuna parte del mondo: “SALUTO AL POETA!” E mentre l’eccheggio degli scarponi militari sul selciato si allontanava, il viso del vecchio poeta (55 anni) prende la forma di preludio di un sorriso.Le sue labbra si muovono per l’ultima volta recitando la strofa più bella, più profonda della sua esistenza:
Il vecchio poeta è morto
E’ morta Emina.
E’ rimasto desolato il giardino del gelsomino.
In onore di uno dei più grandi poeti dei Balcani di tutti i tempi. Aleksa
Šantić 1868-1924.