Year2026
MediumMixed Media on Board
Dimensions 47 × 106 cm
Price€460 EUR
Acrilico su pannello di compensato, gesso.
Questa è un’opera estremamente densa e viscerale. L'uso delle impronte delle mani rappresenta una stratificazione di contatti, pressioni e vissuti affrontati nel tempo, mentre le bocche rosse isolate gridano o tacciono verità profonde.
Quest'opera esplora la geometria del sacrificio.
Non si tratta di un singolo sforzo, ma di una stratificazione esistenziale dove i pesi del lavoro, della violenza e del giudizio sociale si accumulano come sedimenti. La fatica non è mai un evento isolato; è un processo di "sovrapposizione" dove ogni nuovo carico si poggia su quello precedente, comprimendo l'identità fino a renderla una materia densa, spessa e resistente.
L’attenzione si sposta dall'interno all'esterno, focalizzandosi sull'invasione dello spazio vitale. Il titolo evoca la sensazione fisica della pressione: mani che non sorreggono, ma che schiacciano o controllano. L'opera denuncia la violenza, sia essa l'aggressione fisica o la sottile ma pervasiva violenza verbale e psicologica. Rappresenta il corpo come un territorio occupato da forze esterne, dove il confine personale viene violato, lasciando tracce profonde che alterano la percezione di sé.
L'opera mette a nudo l'assurdità delle imposizioni, rivendicando la libertà di scaricare ciò che non è proprio, restituendo alla figura femminile la sua essenza originaria, libera da interferenze esterne.
Come se ogni mano e ogni segno rosso fosse un livello di vita scavato nel tempo, l'Impronta del Vissuto, sposta l'attenzione dal dolore alla traccia che esso lascia, rendendo la donna testimone di se stessa.
L'elemento più importante è la verticalità. Il fatto che le bocche e le mani siano distribuite in altezza indica una cronologia: il peso dell'infanzia, quello dell'età adulta, quello della vecchiaia. La base materica e intrecciata in basso è una radice pesante da cui è difficile staccarsi.