Year2026
MediumMixed Media on Board
Dimensions 70 × 100 cm
Price€560 EUR
Acrilico su tavolo, gesso, carta lavorata, madreperla, rame, ottone, pelle e resina.
Quest'opera, intitolata "Quis ut Deus?" (traduzione latina del nome ebraico Michele, che significa "Chi è come Dio?"), offre una ricca stratificazione di significati se letta attraverso una lente filosofica. Il titolo stesso è una domanda retorica che esprime il limite dell'essere: l'angelo, pur essendo l'essere più splendente, non è Dio, ma ne è il riflesso.
L'opera è strutturata su un netto contrasto visivo che richiama la dialettica eraclitea o il dualismo metafisico tra Bene e Male, Luce e Tenebra: la figura angelica emerge da un fondo dorato, radioso, che filosoficamente rappresenta il Logos, l'ordine, la Verità e la trascendenza divina (la luce platonica o il motore immobile aristotelico). Ai piedi dell'angelo si trova una zona scura, tormentata da fumo, braci e ceneri. Questa transizione rappresenta il mondo della materia inferiore, il divenire distruttivo, il caos o il male inteso in senso agostiniano come "privazione di luce".
I metalli (Rame e Ottone) e il Tempo: L'armatura, lo scudo e la spada sono fatti di metallo pesante, che mostra evidenti segni di ossidazione. Questo è un richiamo potente al concetto di Chronos (il tempo che consuma). Il metallo, simbolo di forza e indistruttibilità umana, si corrompe e si trasforma.
Da un punto di vista esistenzialista, la spada sollevata non è solo un atto di guerra distruttiva, ma un atto di affermazione etica. L'angelo taglia la nebbia dell'ignoranza e della superbia (l'illusione dell'uomo o di Lucifero di farsi Dio) per rimettere ordine nel cosmo.
L'opera descrive visivamente il dramma dell'esistenza: lo spirito umano (o divino) che, pur immerso o minacciato dalla cenere della distruzione e dal tempo che ossida i metalli, riesce a mantenere la propria essenza luminosa e geometrica. È un invito filosofico alla vigilanza interiore e al riconoscimento del proprio limite di fronte all'assoluto