Italy, 1965
Un cammino artistico tra materia, colore e relazioni
DaSca — all’anagrafe Daniela Scaccia — prende forma nel cuore pulsante della creatività italiana. Nata a Milano, cresce a Napoli, dove l’ambiente vivace e la formazione umanistica iniziale si intrecciano con le sue prime esperienze nel disegno e nell’espressione artistica. Da oltre vent’anni vive e lavora a Roma, precisamente nel quartiere Esquilino: un crocevia multiculturale che alimenta la sua visione artistica e rende la sua pratica un laboratorio continuo di umanità e scambio.
Il suo percorso attraversa i confini tra pittura, scultura in ceramica e bronzo, per poi aprirsi naturalmente all’arte sociale e partecipata. In questo ambito, l’opera esce dai confini del lavoro individuale e si fa spazio collettivo di riflessione, incontro, cambiamento.
Dopo una prima esperienza professionale come illustratrice all’interno di agenzie pubblicitarie, mi trasferisco a Roma, dove intraprendo un nuovo percorso formativo presso lo IED - Istituto Europeo di Design. In quegli anni mi immergo nello studio delle tecniche pittoriche, ma soprattutto esploro i principi legati alla comunicazione visiva e alla psicologia della percezione – strumenti che ancora oggi costituiscono l’ossatura del mio gesto artistico.
Alla ricerca di un rapporto più diretto e fisico con la materia, frequento in seguito l’Accademia d’Arte Decorativa San Giacomo, dove affronto tecniche scultoree e manipolative. Il mio percorso continua poi con laboratori e stage che mi portano a raffinare una visione interdisciplinare e a elaborare un linguaggio manuale tanto preciso quanto aperto alla sperimentazione.
La mia pratica si muove tra due poli: uno più personale, l’altro collettivo. L’uno nutrendo l’altro.
Nel lavoro individuale, il colore e la materia diventano campo di tensione e bellezza: ceramiche, bronzi e dipinti nascono dal desiderio di far convivere gli opposti – pieno e vuoto, caldo e freddo, concavo e convesso – in un dialogo costante e dinamico. In pittura, spesso ricorro a tecniche vicine all’action painting, affidandomi al gesto e all’intensità cromatica per generare composizioni vive, pulsanti, capaci di attivare uno spazio corporeo e percettivo.
Nel lavoro partecipato, invece, cerco di creare luoghi e momenti in cui l’arte diventi un pretesto per interrogarsi e mettersi in relazione. Scuole, comunità, spazi urbani si trasformano in laboratori estesi in cui il fare artistico diventa pratica condivisa: un modo alternativo di stare insieme, creare senso, e stimolare pensiero critico.
Il mio percorso non è solo artistico, ma esistenziale e relazionale. Ogni opera, ogni progetto partecipato, è per me un modo per costruire legami: tra materiali, tra persone, tra saperi. Che si tratti di un oggetto modellato o di un laboratorio in una scuola, il mio obiettivo è sempre lo stesso: attivare spazi in cui le differenze si ascoltano, si trasformano, convivono. E da quell’equilibrio, nasce l’arte.
