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giusymartina
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Italy, 1985

Giusy ha appena 40 anni (percepiti 25) ed ha già vissuto due vite: la prima a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi, dove è nata e vissuta con la sua famiglia fino alla fine del liceo; la seconda a Bari, dove vive da vent’anni e che per lei è casa, perché l’ha accolta come una figlia, un po’ spaesata e insicura, insegnandole a mettere a fuoco la vita e a conoscere se stessa, dandole una “forma” che prima non aveva. È un ingegnere meccanico sui generis: l’emisfero destro del suo cervello, dove si sviluppa il lato artistico, è esteso esattamente come l’emisfero sinistro, dove invece si sviluppa il lato logico-matematico. Questa enorme scoperta l’ha fatta in tarda adolescenza, coltivando anno dopo anno in modo sempre più assiduo le sue passioni, approcciandosi, inizialmente, al disegno digitale, creando tele, stampe su maglie e loghi più disparati, nel modo più amatoriale possibile. Dopo qualche anno ha scoperto una particolare attitudine al “disegno su carta”, cominciando a coltivare, appagare e nutrire il suo lato artistico “più vero”, fino ad arrivare ad immergersi da autodidatta nell’intricato mondo degli acquerelli e degli acrilici, che rispetto al disegno con penna a biro è come imparare un’altra lingua…ma il bello dell’arte è proprio questo secondo lei: il poter esprimere se stessi attraverso la rappresentazione di un concetto (che sia esso concreto, come un paesaggio, o astratto, come un sentimento) in mille modi diversi. Puntualmente quando esce da lavoro torna a casa e fa la cosa che più la rilassa e le piace: prendere il quaderno da disegno o una tela, colori/penne/matite e mettersi a disegnare guardando il mare dal balcone di casa. Disegnare/dipingere la rende libera. Per lei l’arte è libertà, priva di pregiudizi e preconcetti. La libertà di non seguire schemi e regole, la libertà di assecondare il proprio istinto e il proprio umore nel momento stesso in cui si disegna o si dipinge, senza aver paura delle conseguenze delle proprie azioni. Libertà di scegliere, libertà di sperimentare, libertà di non dimostrare quanto lei abbia studiato o di quanto lei valga, libertà di andare oltre la conoscenza, libertà di non piacere per forza a tutti, libertà di esprimere le proprie idee e i propri sentimenti attraverso una composizione di forme e colori, libertà di dire tante cose senza avere la necessità di parlare, libertà di mettere su carta/tela il proprio io e scoprirlo man mano che l’opera si conclude. Nessuno può invadere il suo “io”, perché per lei la visione dell’arte è soggettiva, nessuno può sapere cosa realmente rappresenta ciò che ha dipinto o disegnato, ognuno vedrà cose diverse. Per il suo nome d’arte ha scelto una parola swahili: kumbe, trasformandola in Kumbè. Questa parola non ha una traduzione diretta in altre lingue, ma ha una connotazione positiva e di stupore, proprio ciò che suscita in ognuno di noi l’arte in ogni sua forma. Per comprendere al meglio la sua persona è indispensabile sapere solo e soltanto il principio cardine della sua vita: “tra il bianco e il nero c’è sempre l’arcobaleno”.