Italy, 1967
artista per vocazione e avvocato di professione. predilige olio su tela e opere di fiber art dal 2007 ad oggi ha partecipato a numerose mostre collettive e personali anche all'estero ed ha ricevuto molte note critiche. Biennale di Venezia, Festival dei Due Mondi a Spoleto, Premio Sulmona, Premio Pio Alferano a Castellabate, Asta presso il museo Sainsbury Centre for Visual Arts University of East Anglia Norwich, 3° Biennale d’Arte Internazione di Barcellona presso il MEAM, Artexpo Mantova, Premio Sgarbi Ferrara, esposizione delle sedie Donne senza Volto al MURATS – Museo unico regionale dell’arte tessile sarda – di Samugheo per la terza edizione della Biennale, Fiber Art, WAB Women Art Bra Comune di Bra, e innumerevoli personali nella sua città Cagliari.
Hanno scritto di lei:
Vittorio Sgarbi: A prima vista il suo linguaggio appare immediato, quasi elementare; in realtà è costruito con rigore, attraverso una sintesi difficile tra figurazione espressionista e struttura concettuale. La ripetizione dei segni, il valore rituale dei dettagli, la presenza insistita delle figure trasformano l’immagine in simbolo.
Fernando Ferrigno: Ama la profondità dell'anima, Mabi, le scruta, le fa emergere con i colori, con le pennellate forti, con gli ori, le vesti ricamate, le passioni...
Rappresenta la vita, Mabi, gli attimi della vita... e li ferma a scatti e li fa scorrere, sequenza dopo sequenza, come in un film... ed emoziona...e cattura...,
Paolo Levi: Un’arte che rivela la creatività dell’Artista e le pulsioni intime del suo animo.
Ivana Salis: … Le sue figure femminili paiono danzare leggere nell’indefinitezza dello spazio, come presenze che trascendono il tempo finito ed eternamente affrontano il cammino dell’esistenza. Cifra stilistica è la mancanza del volto, la pennellata materica a delineare i corpi e la velatura a comporre i toni dello sfondo, che diventa spazio sospeso.
Sono figure intrise di riferimenti biblici ed evangelici, centrali per l’artista come fonte d’ispirazione e meditazione. Il pensiero del cielo diventa una costante a cui aspirare.
L’artista esalta le forme simboliche della femminilità anche nei suoi lavori di design: le sedie di “Donne senza volto” uniscono l’arte del recupero a quelle dell’intreccio tessile, in un elegante armonico susseguirsi di parti che dismettono la veste funzionale e indossano quella artistica, diventando similitudine di forti spalle, generosi fianchi e armonici busti.
