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Italy, 1993

Sara Santarpino e Giulio Messina collaborano insieme intrecciando fotografia, installazione, scenografia, scrittura e ricerca visiva. Il loro lavoro si sviluppa dall’incontro di due traiettorie indipendenti che trovano un punto di contatto nell’indagine sulle forme del vivere, sulle genealogie affettive e sulle relazioni che emergono nei luoghi e nei loro margini. Sara Santarpino proviene da un percorso multimediale che attraversa fotografia, videografia, progettazione scenografica e installazione. Dottoranda in Visual Arts, Performing Arts, New Media, New Technologies, Music and Cultural Heritage presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, concentra la sua ricerca sui modi alternativi e desideranti di abitare lo spazio urbano, sulla rigenerazione attraverso pratiche artistiche e sulla relazione tra immagine, territorio e comunità. Il suo lavoro nasce spesso da situazioni urbane marginali o da materiali condivisi — oggetti domestici, tessuti, archivi privati — che vengono riattivati mediante interventi spaziali, dispositivi visivi e processi di metamorfosi materiale. Parallelamente, opera nell’ambito della fotografia e della produzione multimediale con lo studio Lumetrie, affiancando progetti istituzionali e ricerca artistica. Giulio Messina, scrittore e fotografo, ha sviluppato un percorso centrato sulle forme del racconto e dell’immagine come dispositivi di relazione. Autore di romanzi e reportage pubblicati da Marsilio, Mondadori e “Il Reportage”, la sua ricerca artistica indaga comunità marginali, genealogie alternative e archivi personali. L’immagine fotografica è un campo in cui memoria e presenza convivono, spesso attraverso fotografie ritrovate, luoghi dimenticati e tracce di vite che riemergono come relitti o indizi di una storia più ampia. Collabora con realtà editoriali e culturali, tra cui la rivista “Nuovi Argomenti”, dove fa parte del comitato editoriale. La collaborazione tra Santarpino e Messina si sviluppa all’incrocio tra queste due modalità di lavoro. Le opere nascono da processi condivisi che non puntano alla fusione delle identità artistiche, ma alla costruzione di un dialogo continuo tra visione spaziale e visione narrativa. Fotografie, installazioni, tessuti, appunti d’archivio vengono messi in relazione tra loro come elementi che compongono un campo comune. I progetti realizzati in collaborazione affrontano temi come la memoria domestica, le economie del dono, le trasformazioni urbane, le comunità non codificate e la possibilità di generare nuovi immaginari collettivi attraverso la manipolazione di ciò che è già esistente: archivi familiari, luoghi di margine, oggetti relegati alla sfera privata, frammenti di biografie e di paesaggi urbani in trasformazione. La loro collaborazione segue una logica processuale: ogni progetto è l’occasione per ridefinire i confini tra racconto, spazio e comunità, senza imporre una forma definitiva e lasciando aperta la possibilità che le opere si trasformino nel tempo e nell’incontro con l’altro.