Italy, 2001
Donka's Anatomy:
L’immagine, quando è troppo piena, smette di respirare.
Io cerco il punto in cui cede.
Non costruisco visioni.
Le accompagno verso la loro dissoluzione.
Il segnale si indebolisce, si spezza, perde memoria di sé.
In quella perdita accade qualcosa di fragile, quasi impercettibile.
Una forma tenta di resistere.
Lavoro in ascolto.
Non impongo, non correggo.
Attendo.
Il flusso scorre per ore, a volte per giorni.
Poi, improvvisamente, un frammento emerge. Non è perfetto. Non è stabile.
Ma è vivo.
Lo riconosco senza sapere perché.
È un istante sospeso tra presenza e scomparsa.
Un equilibrio precario che non può durare.
La mia scelta è un gesto silenzioso.
Isolare quel momento significa sottrarlo al tempo.
La finitura non aggiunge nulla.
Protegge.
Ogni opera è una traccia di qualcosa che stava per svanire.
Un’immagine che non voleva esistere, ma ha insistito abbastanza da restare.
La mia emozione è sottile.
Non è gioia, non è compimento.
È ascolto.
E in quell’ascolto, a volte, affiora qualcosa che somiglia alla verità.
https://drive.google.com/file/d/1DPwpdxyqYmbE8Z-aJBBEjE-m-mw97xvY/view?usp=sharing
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