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Italy, 1974

L’approccio di Graziano Cicoria con la pittura ha una data precisa; il 4 marzo 2024, giorno del suo cinquantesimo compleanno. È cominciata per caso, come un gioco, a tutti gli effetti, tra un papà e le sue bambine. Fino a qualche mese prima si era occupato, a tempo pieno e per anni, di pianificazione, budget e sviluppo business presso un importante gruppo aziendale tedesco. Cicoria lascia l’Italia nel 1996, giovanissimo, per arrivare prima in Belgio, poi in Inghilterra, in Germania e quindi in Spagna, senza mai recidere però il nostalgico e sognante legame con il paese d’origine della propria famiglia. Nonostante la parabola professionale ascendente nel mondo del business, da anni, forse da sempre, avvertiva un senso di inadeguatezza e un bisogno profondo, allora inconsapevole, di tornare alla materia e a un lavoro fatto di testa, cuore e, soprattutto, di mani. Recuperando il mestiere di muratore, praticato da ragazzo, si avvicina quasi d’istinto alla terza arte, che entra così nella sua vita in modo inatteso. Dal bisogno indefinito di restituire qualcosa — a un luogo emotivo, all’infanzia, a sé stesso — e da una scommessa fatta dopo qualche bicchiere di troppo, durante una festa patronale, nasce l’idea irrealistica di realizzare murales per le strade del paese dei suoi nonni, il suo paese, Bonefro. Scommessa persa; l’impossibilità operativa e logistica lo conducono però alla pittura a olio. Inizia così a dipingere scene religiose di grande formato. Persona riservata e introspettiva, trasferisce nella propria ricerca artistica una dimensione di silenzio, attesa, sospensione onirica e osservazione interiore. Le sue opere abitano uno spazio interrotto tra memoria, sogno e fatto storico, popolato da figure enigmatiche, simboli e ambientazioni sceniche. La sua pittura mescola chiaroscuro barocco, influenze impressioniste e suggestioni di realismo magico, dando forma a rappresentazioni costruite attraverso una semantica psicologica e narrativa. Gli sguardi dei personaggi diventano spesso il centro emotivo delle opere: presenze sospese e silenziose, attraversate da una tensione fragile e trattenuta. Ventidue opere di medio e grande formato sono esposte permanentemente presso l’Ex Convento Santa Maria delle Grazie di Bonefro, in provincia di Campobasso. Un’altra opera di grande formato è esposta presso la Sala Comunale di Jelsi. Due opere sono entrate a far parte della collezione del Museo Lluís Domènech i Montaner e di Villa Flora, a Canet de Mar, in Catalogna